Una raccolta di recensioni riguardanti il disco del 2007.
Morgan multiforme guarda a Lennon e duetta con Asia
Per chi resti abbarbicato all’idea dell’album come manifestazione compiutamente artistica nella musica popolare, Marco Castoldi in arte Morgan è la più grande consolazione che possa capitare. Vero che con i suoi 35 anni non è più un ragazzo, anche se sempre tale sembra forse per via della figura minuta; però scrive (e pensa, e suona, e legge, e canta) assai seriamente, pur essendo tutt’altro che noioso. S’intuisce che aborrisce le banalizzazioni care alla residuale discografia del presente, tanto che nelle note del nuovo disco, Da A ad A, racconta in terza persona la sua surreale ricerca di una nuova etichetta: «Il musicista monzese decise di interrompere la relazione con la sua etichetta storica, nel mezzo della lavorazione del disco, per legarsi a un’altra Major: ma caso volle che le due discografiche si erano da poco felicemente unite. Così.. son salito al 1°piano invece che al terzo..».
Che l’ex Bluvertigo arrivato al quinto disco solista sia un giovane di spirito, s’intuisce dalla fragilità emotiva di maschio della sua generazione, che affiora nei versi, nel respiro, nelle profondità delle 11 canzoni di Da A ad A, accendendole di una luce singolare. Album con un suo ordine caotico, multiforme, e a tratti bellissimo, scoppiettante di idee e di dichiarate citazioni soprattutto classiche, conta con il titolare altri due personaggi e interpreti (o fantasmi): Asia Argento (compagna o ex non sappiamo) che s’intuisce potentissima benzina per l’ispirazione di Morgan, duetta con lui nella comune Liebestod, da un’idea fornita da Wagner e Pink Floyd; e poi c’è la loro piccola Anne Lou, 5 anni, sorridente vocetta già pronta al microfono con papà in U-Blue, solo apparentemente un giochetto (l’autore: «E’ una canzone nella quale è rappresentato il momento del divorzio… serve a spiegarle come vanno le cose della vita, perché ai bambini bisogna parlare e non mentire»).
In questa mole di pensieri e ispirazioni legati dal filo di una palpabile, allegra infelicità, convivono poi i volti che da sempre popolano l’immaginario artistico di Morgan: sono santi protettori sullo sfondo, come David Bowie, o santi ispiratori come Weil e Brecht (Animali Familiari, molto simpatica), oppure musicisti di riferimento pieno e sacro come Franco Battiato, che si è proposto per mixare l’avvolgente pezzo di apertura Amore assurdo, peraltro alquanto battiatesco: «Musicalmente, una mia elaborazione di otto misure del Preludio in do diesis di Bach», precisa lui. Echi beatlesiani soprattutto nell’uso delle trombe, anche se l’artista si definisce qui lennoniano «per la prosa dolorosa e l’attitudine biografica». Un disco da sentire e da risentire, lungo un’ora. Grazie Morgan.
Marinella Venegoni – La Stampa
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Poesia, follia e Stockhausen ecco il rock corsaro di Morgan
L’artista pubblica «Da A ad A», album colto che cita Bach, Wagner e Rota
da Milano
Con quel nome da corsaro, i modi scanzonati e assorti, la cultura vastissima non poteva che toccare a Morgan di rivendicare i diritti della musica «alta», cioè della Musica, in un mercato che, complici l’estate e il servilismo dei media, va affollandosi di pop gastronomico e di canzonette usa e getta. Sicché, a due anni dalla splendida rivisitazione di De André (Non al denaro non all’amore né al cielo), e a quattro da Canzoni dell’appartamento, Morgan ci dona in Da A ad A, sottotitolo Teoria delle catastrofi, un viaggio stregante, avventuroso e assai novecentesco: nel senso d’un «Novecento musicale tutto fatto di musica che riflette sulla musica, e nei modi più vari», come scriveva Paolo Isotta. E dunque ecco il corsaro Morgan arrembare il Bach del Clavicembalo ben temperato e il Wagner di Tristano e Isotta, le atmosfere circensi di Nino Rota nonché Bowie, Lennon, Brel, Piazzolla – il tango stralunato di La verità – più la poesia di Borges, Ovidio, John Donne. Così che «l’illusione di rimaterializzare/il nostro disordine speciale», di dare senso logico a un delirio pirotecnico di metafore, stili e rimandi è non solo un verso della canzone che apre il disco, ma l’espressione d’un progetto tanto folle nelle apparenze quanto centrato negli esiti. Anche grazie ad un tourbillon di temi che dai baratri e dai cieli dell’amore e della gioventù arriva al bestiario di Animali familiari, con quella musica tra gioco infantile e marcetta felliniana, dalla smania di evasione alle catene della realtà, dal clima metafisico-ansiogeno, alla Dario Argento, di Demoni nella notte fino all’idillio lunare di Liebestod, scritta e cantata con Asia Argento, rarefatta come il sospiro di un’anima che si sfilaccia e misteriosamente si ricompone. Per concludere col griot senegalese Badara Sek, che s’insinua nel tessuto violoncellistico di Giovanni Sollima, in Contro me stesso.
Finalmente, un disco «alto», complesso e dunque stimolante, che tiene sveglia l’intelligenza di chi ascolta. E dialettico, con quel cantare che insegue all’infinito voglie di melodia come un orizzonte lontanante, e lascia via libera al getto continuo delle invenzioni strumentali. Continuo e plurimo, ché da un lato «ho sempre amato le orchestrazioni sinfoniche – dice l’autore – pur mescolate, qui, a un substrato rock. Dall’altro c’è l’elettronica, «ma usata guardando non ai Kraftwerk ma a Varèse, Maderna, Nono, Stockhausen». Dunque Da A ad A è un affresco che si dirama su vari fronti, e da vari fronti va esplorato: rifiutando la monodimensionalità e l’inettitudine a volare del pop dominante. Vario anche nel mood, e nei contenuti, con quel transitare continuo tra pessimismo e relativo ottimismo, cui allude lo stesso sottotitolo: «La Teoria delle catastrofi fu formulata a metà del Novecento dal matematico francese René Thom. Tradotta in soldoni riprende la vecchia idea greca che il conflitto è il padre di tutte le cose, così come un mobile vien fuori dallo scontro tra la lama d’una sega metallica e il legno». Ecco perché scaturisce, mica tanto misteriosamente, una sorta di serenità, da questo gorgo di ossessioni, solitudini, affetti, incubi, che Morgan passa in rassegna nel cd. E del resto «Da A ad A – dice lui – potrebbe rammentare l’antico per aspera ad astra». Nonché le iniziali di Asia Argento, sua compagna, o il nome della loro figlia, cui è dedicato l’amorevole divertissement di U-blue.
Redazione di Il Giornale
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Morgan presenta “Da A ad A”, un disco in technicolor
A due anni di distanza dalla rivisitazione di Non al denaro né all’amore né al cielo di De André, Marco Castoldi in arte Morgan è tornato con un nuovo disco solista, dal bizzarro e affascinante titolo DaAadA, presentato per la prima volta dal vivo a Milano lunedì 25 giugno e in vendita a partire dal 29.
Undici brani tra sperimentazione e classicismo sono il prodotto di tre anni di lavoro notturno, diario di quei tempi e risultato di una difficile selezione di una materia ben più ampia. Il disco infatti, secondo l’idea iniziale dell’autore, doveva essere composto da due cd distinti, A ed A, da vendersi separatamente ma al prezzo di uno.
Questa idea di marketing, definita dallo stesso Morgan folleggiante ed utopistica, non è stata accolta con grande entusiasmo dalla casa discografica e così 9 canzoni sono rimaste fuori, lasciando al disco quel carattere di incompiuto.
Il titolo, da scriversi come una sola parola, è da leggersi come un percorso in cui la fine coincide con l’inizio e il ritorno con la partenza. Da A ad A, appunto.
Una passione, quella di Morgan per la A, nata durante la lettura di un libro di Camus, Il mito di Sisifo, in cui la parola Assurdo viene ripetuta in modo ossessivo. Una lettera che ritorna più volte nella vita del cantante: A ed A sono le iniziali di Asia Argento ma anche del nome della figlia, Ana-Lou.
“Pensai a questa parola impronunciabile, piena di A, dal gusto Dadà, che possedeva delle qualità, che aveva una sonorità, un’infinità di possibilità di grafica e giocosità. Ripartivo da qua, un punto A”.
Così, secondo le parole dell’autore, è nato il titolo che ha dato forma al disco. A partire dalla prima canzone (Amore Assurdo) che vanta la collaborazione di un fonico d’eccezione, l’amico Franco Battiato, sino ad arrivare alla title-track, il cui testo è stato scritto a quattro mani con il poeta romano Mauro Mazzetti, che grazie ad una ricerca sul titolo è approdato ad una curiosa “teoria delle catastrofi” che ha ispirato il brano ed è diventata il sottotitolo del disco.
Non sono queste le uniche collaborazioni esterne del disco. In U-Blue si può sentire la vocina della piccola Ana-Lou, ascoltatrice ufficale del disco, ed anche Asia Argento presta la voce per duettare con Marco in Liebestod.
Anticipato dal singolo Tra 5 minuti, “DaAadA suona come un’opera rock, come un disco in technicolor che cambia di continuo tonalità cromatiche, mantenedo chi ascolta all’interno di un caleidoscopio di suoni e colori che sembrano fuggire verso l’eterno delle canzoni per poi tornare al loro interno”. Difficile descriverlo a parole, il disco non richiede altro che essere ascoltato.
Virgilio Musica.it
In trepida attesa di ascoltare il suo nuovo disco
Si riascoltano, e si riscoprono sempre emozioni nuove, quelli del passato
Ottimo!